DIARIO DE PIGAFETTA PDF

Published by on July 28, 2020
Categories: Literature

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Author: Nikorr Malakus
Country: Thailand
Language: English (Spanish)
Genre: Software
Published (Last): 15 September 2013
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Lui de notte sempre voleva andar innanzi de le altre navi ed elle seguitasseno la djario con una facella grande di legno, che la chiamano farol [il] quale portava sempre pendente da la poppa la sua nave. Se faceva dui fuochi senza lo farol, virasseno, o voltasseno in altra banda quando el vento non era pigafetga e al proposito per andar al nostro cammino, o quando voleva far poco viaggio. Se faceva quattro fuochi, ammainassero tutte le vele, facendo poi lui uno segnale di fuoco come stava fermo.

Quando voleva far mettere la bonetta, faceva tre fuochi: Ogni notte se pigafettta tre guardie: Tutta la gente de la nave se s partiva in tre colonelli; il primo era del capitano, ovvero del contro maistro, mutandose ogni notte; lo secondo del pilota o nocchiero, il terzo del maestro.

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Poi venirono ad un altro [luogo]che se chiama Coria, passando per molti altri villaggi a lungo del fiume, tanto che giunseno ad uno castello del duca di Medina Cidonia, il quale se chiama S. Da Siviglia fin a qui per lo fiume gli sono 17 o 20 leghe.

E avanti la partita lo capitano general volse [che] tutti se confessasseno e non consentitte [che] ninguna donna venisse ne l’armada per meglior rispetto. Marti a XX de settembre, nel medesimo anno, ne partissemo da questo loco, chiamato San Lucar, pigliando la via di garbin, e a 26 del detto mese arrivassemo a una isola de la Gran Canaria, che se dice Tenerife in 28 gradi di latitudine, per pigliar carne, acqua e legna.

Stessemo ivi tre giorni e mezzo per fornire l’armata delle dette cose: Innanzi che giungessimo a la linea, 14 gradi, molte gropade da venti impetuosi e correnti de acqua ne assaltarono contra el viaggio. Quando pioveva non era vento; quando faceva sole era bonaccia. Venivano al bordo de la nave certi pesci grandi, che se chiamano tiburoni, che hanno denti terribili e se trovano uomini nel mare li mangiano. Vidi molte sorte di uccelli, tra le quali una che non aveva culo; un’altra, quando la femina vuol far li ovi, li fa sopra la schiena del maschio, e ivi si creano; non hanno piedi e sempre vivono nel mare; un’altra sorte, che vivono del sterco de li altri uccelli e non di altro: Ancora vidi molti pesci che volavano, e molti altri congregati insieme, che parevano una isola.

Per un amo da pescare o uno cortello davano 5, o 6 galline: In ognuno di questi boii stanno cento uomini con le sue mogli e figlioli facendo gran rumore. Hanno barche d’uno solo albero, ma schize chiamate canoe, s cavate con menare di pietra. Questi popoli adoperano le pietre, come noi il ferro, per non aver n e. Sono disposti uomini e femmine come noi; mangiano carne umana de li suoi nemici, non per buona, ma per una certa usanza. Di questa usanza, lo uno con l’altro, fu principio una vecchia, la quale aveva solamente uno figliuolo, che fu ammazzato da li suoi nemici, per il che, passati alcuni giorni, li suoi pigliarono uno de la compagnia che aveva morto [il] suo figliuolo e lo condussero dove stava questa vecchia.

Ella, vedendo e ricordandose del suo figliuolo, come cagna arrabbiata, li corse addosso e lo mordette in una spalla. Non se mangiano subito; ma ogni uno taglia uno pezzo e lo porta in casa, mettendolo al fumo; poi ogni 8 giorni taglia uno pezzetto, mangiandolo brustolato con le altre cose per memoria degli sui nemici.

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Questo me disse Ioanne Carvagio piloto, che veniva con noi, il quale era stato in questa terra quattro anni. Se vestono de vestiture de piume di pappagallo, con rode grandi al culo de le penne maggiori, cosa ridicola. Ne davano per una accetta o coltello grande una o due delle loro figliole per schiave; ma [le] sue mogliere non dariano per cosa alcuna.

Di giorno non consentono a li loro mariti, ma solamente di notte.

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Le femmine portano [i] sui figlioli at taccati al collo in una rete da bambaso. Si disse due volte messa in terra per il che questi stavano con tanta contrizione in ginocchioni, alzando le mani giunte, che era grandissimo piacere vederli.

pigafetra Edificarono una casa per noi, pensando dovessimo star seco alcun tempo, e tagliarono molto verzin per darnelo a la nostra partita. Era stato forse due mesi [che] non aveva piovesto in questa terra; e quando giongessemo al porto, per caso piovette. Per questo dicevano noi venire dal cielo e avere menato nosco la pioggia. Stessimo 13 giorni in questa terra.

Seguendo poi il nostro cammino andassemo fino a 34 gradi e uno terzo al polo Antartico, dove trovassemo, in uno fiume de acqua dolce, uomini che se chiamano Canibali e mangiano la carne umana.

Venne uno de la statura quasi come uno gigante nella nave capitania per assicurare li altri suoi. Aveva una voce simile a uno toro. Intanto che questo stette ne la nave, li altri portorono via le sue robe dal loco dove abitavano, dentro de la terra, per paura de noi.

Vedendo questo, saltassimo in terra cento uomini per avere lingua e parlare seco, ovvero per forza pigliarne alcuno. Fuggitteno, e fuggendo facevano tanto gran passo che noi saltando non potevamo avanzare li sui passi.

In questo fiume stanno sette isole. Ne la maggior de queste se trova pietre preziose, che si chiama Capo de Santa Maria. Poi seguendo el medesimo cammino verso el polo Antartico, accosto da terra, venissemo a dare in due isole piene di occati e lupi marini. In una ora cargassimo le cinque navi. Erano tanto grassi che non bisognava pelarli ma scorticarli.

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Hanno lo becco como uno corvo. Questi lupi marini sono de diversi colori e grossi come vitelli e il capo come loro, con le orecchie piccole e tonde e denti grandi. Non hanno gambe, se non piedi tacadi al corpo, simili a le nostre mani, con unghie piccole e fra li diti hanno quella pelle [che hanno] le oche. Sarebbero ferocissimi se potessero correre: Partendo de qui arrivassemo fino a 49 gradi a l’Antartico. Essendo l’inverno le navi intrarono in uno bon porto per invernarse. Quivi stessemo dui mesi senza vedere persona alcuna.

Questo era tanto grande che li davamo alla cintura e ben disposto: Li pochi capelli che aveva erano tinti de bianco: Per ferro, ponte de pietra de fuoco bianca e negra, a modo de frezze turchesche, facendole con un’altra pietra.

Da poi gli dette sonagli, uno specchio, uno pettine e certi paternostri e mandollo in terra pigsfetta 4 uomini armati. Uno suo compagno, che mai volse dw a le navi, quando el vide venire costui con li nostri, corse dove stavano gli altri; se misseno in fila tutti diarik. Li nostri li fecero segno [che] dovesseno venire a le navi e che li aiuterebbono [a] portare le sue robe, per il che questi uomini subito pigliarono solamente li suoi archi; e le sue femmine, cargate come asine, portarono il tutto.

Quando le vedessimo, grandemente stessemo stupefatti. Hanno le tette longhe mezzo braccio; sono dipinte e vestite come [i] loro mariti, se non [che] dinnanzi a la natura hanno una pellesina che la copre. Menavano quattro de questi animali piccoli, legati con legami a modo de cavezza. Aveva in mano un arco e frezze. Accostandosi a li nostri, prima se toccava el capo, el volto e el corpo, e il simile faceva a li nostri, e dappoi levava le mani al cielo. Saltando ballava e, quando ballava, ogni volta cacciava li piedi sotto terra un palmo.

Stette molti giorni con noi, tanto che ‘l battizzassemo, chiamandolo Giovanni. Pensassimo [che] li suoi lo avessero ammazzato per aver conversato con noi.

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Ognuno era dipinto differenziatamente. Se altramente avesse fatto, facilmente avrebbeno morto alcun de noi. Avendo questi due le mani piene de le dette cose, il capitano ee fece portare due para de diairo, che se mettono a li piedi, mostrando de donarli, e elli, per esser ferro, gli piacevano molto, ma non sapevano come portarli e li rincresceva lassarli: Li altri due volevano aiutarli, ma il capitano dee volse.

Vedendo che li rincresceva lasciare quelli diairo, li fece segno [che] li farebbe [mettere] a li piedi dlario quelli porterebbeno via. Subito ad uno medesimo tempo li fece mettere a tutti due, e diraio l’inchia va vano con lo ferro che traversa, dubitavano; ma [as] securandoli il capitano, pur stetteno fermi; avvedendosene poi de l’inganno, sbuffavano come diaril, chiamando fortemente Setebos, che li aiutasse.

L’altro tanto se sforzava per desligarse che li nostri lo ferirono un poco sopra la testa e sbuffando condusse li nostri dove stavano le loro donne.

Li altri due vennero e vedendo costui ferito, se dubitavano e non pigafftta niente allora, ma nell’alba parlorono a le donne. Quando visteno questo, subito corseno via. Li nostri avevano schioppetti e balestre, e mai non li poterono ferire.

Li nostri seppellirono lo morto e brusarono tutte le robe, che avevano lassate. Uno di quelli [che] avevamo presi, che stava ne la nostra nave, diceva come quel sangue non voleva stare ivi e per quello li dava passione. Legano el suo membro dentro del corpo per lo grandissimo freddo. Quando more uno de questi, ge appareno X o dodici demoni, ballando molto allegri intorno al morto, tutti depinti. Chiamano el demonio maggior Setebos, a li altri Cheleulle.

Ancora costui ne disse con segni avere visto li demoni con due corni in testa e peli longhi che coprivano li piedi, gettare foco per la bocca e per il culo. Vivono di carne cruda e de una radice dolce, che la chiamano chapae.

Ogni uno de li due, che pigliassemo, mangiava una sporta de biscotto e beveva in una fiata mezzo secchio de acqua. E mangiavano li sorci senza scorticarli. Stessemo in questo porto, el quale chiamassemo porto de Santo Giuliano, circa di cinque mesi, dove accaddettero molte cose. E squartato el vehador da li uomini, fu ammazzato lo tesoriero a pognalade, essendo descoperto lo tradimento.

Una nave, chiamata Sancto Iacopo, per andare a descovrire la costa si perse. Tutti gli uomini si salvarono per miracolo, non bagnandose.

Appena due de questi venirono a le navi e ne dissero el tutto.

Antonio Pigafetta – Wikipedia

El viaggio de andare era longo 24 leghe, diariio sono cento miglia; la via asprissima e piena de spini. Stavano 4 giorni in viaggio; la notte dormivano in macchioni; non trovavano acqua da bevere, se pigafetra ghiaccio, il quale ne era grandissima fatica. In questo porto era assaissime cappe longhe, che le chiamano missiglioni, avevano perle nel mezzo, ma pigafettta, che non le potevano mangiare.

Partendone de qui, in 51 grado manco un terzo all’Antartico, trovassemo uno fiume de acqua dolce nel quale le navi quasi [se] perseno per li venti terribili; ma Dio e li Corpi Santi le aiutarono.

Era molto buono, ma poco: Poi andando a 52 gradi al medesimo polo, trovassemo nel giorno delle Undecimila vergine uno stretto, el capo del quale chiamammo Capo de le undece mila Vergine, per grandissimo miracolo.

Non [g] li potevamo trovar fondo se non con lo proise in terra in 25 diaeio 30 brazza. Noi, con le altre due nave, la capitania, [che] se chiamava Trinidade, l’altra la Victoria, stessemo ad aspettarle dentro ne la baia.

Molto allegri, subito voltorno indietro per dirlo al capitano generale.